GOODE Carbon 116

Perché classico è bello!
Di Filippo Campanile - Inserimento: Febbraio 2010





In un panorama Freeride oramai pervaso dalle geometrie innovative, dominato dai rocker e dalle sciancrature più fantasiose, perché scegliere uno sci largo dallo shape così tradizionale?

Semplice, perché classico e bello!

Prima di tutto dove lo troviamo un altro sci così largo, ma più leggero di uno sci da alpinismo? Veramente un lusso per salire con le pelli o da portare a zaino, ma allo stesso tempo un’autentica “arma” freeride per scendere in ogni terreno con la massima fluidità.

E’ proprio così che possiamo definire il Carbon 116: lo sci per tutti i terreni.

Un attrezzo così versatile e flessibile, compagno inseparabile per tutte le condizioni, dalla neve profondissima, allo sci-alpinismo, fino addirittura alla pista.





E’ vero che i nuovi “rockered-skis” hanno oramai dimostrato la loro superiorità assoluta, specie in condizioni di neve fonda e negli ambienti stretti come i boschi, però hanno anche livellato gli stili di sciata, portando in secondo piano il livello tecnico dello sciatore. I giovani riders di oggi assomigliano più a delle slitte che ad eleganti sciatori, poiché grazie a questi attrezzi curvano con la semplice inclinazione o rotazione delle spalle, e possono osare sempre di più, sapendo che ogni errore verrà perdonato.

Da un lato questo aumenta la spettacolarità dell’azione, abbassa la soglia di ingresso a terreni impegnativi ed aumenta il divertimento in generale, dall’altro però spersonalizza lo stile ed uccide la tecnica.

Ma veniamo ora al Carbon 116, uno sci così tradizionale e signorile, ma allo stesso tempo così moderno per la sua generosa larghezza e per la sua strepitosa tecnologia di costruzione.

Quando lo ho messo in spalla per la prima volta è stato davvero sensazionale, c’era ben oltre un metro di nere fresca, avevo uno sci largo al pari di tutti gli atri amici del gruppo che però pesava la metà!

Questo primo test in neve fresca è stato molto positivo, anche se in condizioni simili l’euforia spesso prevale su tutto, e la prestazione del materiale passa in secondo piano. Inoltre, uno sci largo 116 mm al centro non può certo sfigurare in tale situazione.

Mi sono invece realmente innamorato del Carbon 116 quando ho iniziato ad usarlo più diffusamente, in diverse condizioni di neve fresca, trasformata ed addirittura in pista morbida battuta dopo la neve nuova.

Leggerezza, maneggevolezza e feeling assoluto con il mio stile di sciata a medio raggio, che dà ancora valore alla centralità, alla presa di spigolo, non dimenticando del tutto la flessione e la distensione.

CARBON 116 - DOVE ECCELLE

I versanti aperti di neve polverosa, ove si può spingere sull’acceleratore, sono il suo terreno principe, ma si comporta molto bene anche nei canali e su pendii misti. È stabilissimo sulla neve tracciata, dove passa veloce anche dritto, senza trasmettere insicurezza. E’ perfetto sulla neve frasca ”marittima”, quella non troppo leggera né fonda, ma liscia e vellutata. Va benissimo in neve fresca profonda, a patto che gli ambienti non siano troppo stretti e fitti di ostacoli. E’ divertentissimo sulle piste battute di fresco, ove fila via come un missile in curvoni da super-G. Inutile dire che è il Fat-ski per eccellenza nel backcountry non servito da impianti.

CARBON 116 - DOVE SOFFRE

Il Carbon 116 soffre nei terreni dove eccellono gli sci dalle geometrie innovative: i boschi fitti e la crosta. Pur rimanendo uno sci molto maneggevole e divertentissimo, non aiuta a sufficienza quando è obbligatorio curvare con la sola forza del pensiero. Ciò è abbastanza logico, altrimenti i “rockered-skis” cosa li avrebbero inventati a fare?




Filippo in azone con i Carbon 116. Foto: Luigi Zeppa.







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